C’è un luogo, ai margini della Sila Grande, dove nasce il Sila Wine Fest 2025 – vino identità e montagna: qui la vigna si arrampica tra gradoni erti, silenzi antichi e geometrie imperfette. È a oltre 500 metri di altitudine che la viticoltura si misura con la graniticità del terreno, con l’aria sottile e con l’equilibrio profondo tra l’uomo e la natura.
In questo scenario si è svolto il Sila Wine Fest 2025 – Vino identità e montagna, il 16 e 17 maggio 2025, nella cornice della Tenuta del Travale. Due giornate intense, dedicate al vino, al benessere e al paesaggio, nell’ambito del progetto High Wellness South Italy, che promuove la Sila e la sua propaggine presilana come modello di viticoltura contemporanea.
Un dialogo tra geologia e sensibilità
Il wine writer Francesco Saverio Russo ha guidato gli ospiti lungo un percorso sensoriale e culturale tra i filari della Tenuta. Con sguardo attento e parole misurate, ha tracciato una linea netta tra l’identità dei luoghi e quella dei vini:
“Fui il primo a scrivere di queste vigne e dei vini da esse scaturiti, ma da quella 2014 di annate nei calici ne sono passate… E di riconoscimenti questa piccola grande realtà ne ha messi in fila molti.”
Le masterclass si sono svolte sulle terrazze che guardano la valle, tra le viti di Nerello Mascalese coltivate oltre i 500 metri sul livello del mare. Qui, Russo ha restituito con profondità l’identità di una terra alta, luminosa, resistente. I vini di Tenuta del Travale sono diventati strumenti narrativi per raccontare una Calabria meno nota, ma autentica, aspra e generosa.
“Pregni di un’identità vivida e sfaccettata… Sila Wine Fest è molto più di un evento enogastronomico.”
Vini e cucina: l’armonia del ritmo lento
Accanto a Russo, la chef Federica Di Lieto ha composto una narrazione gastronomica coerente e raffinata. I suoi piatti – essenziali, radicati nella materia prima calabrese – hanno seguito lo stesso ritmo dei vini. L’abbinamento tra cibo e calice ha costruito un racconto fatto di misura, profondità e ascolto.
“Un incontro che è stato riflessione, oltre che esperienza.”
Traduttori territoriali: i vini della Tenuta
Protagonisti del Sila Wine Fest 2025 – Vino identità e montagna sono stati Eleuteria, Esmén Tetra ed Epicarma – vini che nascono da Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, vitigni autoctoni e coerenti con il paesaggio presilano. Non imitazioni, ma traduzioni enologiche di una vocazione geologica e culturale.
Qui, la viticoltura procede con lentezza, rispetto, attenzione. Ed è proprio questa andatura a consentire la nascita di vini capaci di parlare con autenticità e precisione. Eleuteria è uno di questi: netto, profondo, armonico.
“Una montagna mediterranea che da ossimoro diventa simbolo. Una viticoltura che guarda al futuro con tutte le carte in regola – vocazionali, analitiche, biodiverse e umane – per ergersi ben oltre le sue mai troppo aspre vette.”
Oltre il confine, verso il futuro
Il Sila Wine Fest 2025 – Vino identità e montagna ha rappresentato molto più di un evento: è stato un ponte tra vocazioni – geologica e umana, agricola e intellettuale. Un modo nuovo di raccontare il vino calabrese che nasce in alto, si affina in silenzio, e si esprime con voce chiara.
Un plauso va a chi ha creduto in questo progetto fin dall’inizio: alla famiglia Piluso, che dal 2007 ha coltivato la sua visione con coerenza e rigore, trasformando un’area liminale in una porta aperta sul futuro della viticoltura in Calabria.
Un riconoscimento che trova sintesi nelle parole conclusive di Francesco Saverio Russo:
“Torno per parlare di questo e di altre prospettive territoriali grazie all’operato visionario di High Wellness South Italy e della mia amata Tenuta del Travale, cantina unica del suo genere, capace di tradurre questo raro mix di fatica e bellezza in vini pregni di energia vitale e definizione identitaria.”
Per leggere altri articoli di Francesco Saverio Russo, visita il sito www.wineblogroll.com.
Scopri di più sulla Tenuta del Travale e sul progetto High Wellness South Italy.